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Il Territorio

Atripalda, sorta nel cuore della valle del Sabato, fin dalla più remota antichità, ha costituito una via naturale tra l’Irpinia ed il Sannio ed un punto di transito obbligato per il passaggio dal Napoletano e dal Salernitano verso la Puglia e l’Alta Irpinia.
Il fiume, la cui portata fu drasticamente ridotta nella seconda metà del XIX secolo, dalla captazione delle sorgenti a beneficio dell’acquedotto di Napoli, ha sempre rappresentato una risorsa per la pesca, l’irrigazione dei campi e l’alimentazione di mulini ed opifici, attraverso lo sfruttamento dell’energia idraulica. Centro religioso, militare e commerciale degli Irpini, popolazione sannita di stirpe italica, Abellinum fu espugnata dai Romani nel 293 a.C.Risale al periodo della dittatura di Silla l’inizio dell’edificazione della “Civita”, di cui tuttora risultano in parte visibili il circuito delle mura difensive ed una “domus” patrizia. Il nucleo abitativo, all’incrocio tra importanti arterie, tra cui Via Appia, potè così acquisire e potenziare nel tempo la sua funzione di attivo centro di traffici commerciali. L’imperatore Augusto rafforzò Abellinum con un contingente di veterani e fece costruire un grandioso acquedotto per rifornire di acqua le città della Campania. In epoca tardo-imperiale la città fu centro di predicazione cristiana (S. Ippolisto) e di feroce repressione (Diocleziano). I corpi dei martiri furono raccolti nella cantina di una villa rustica sulla riva destra del Sabato che dopo l’editto di Milano fu aperta al culto pubblico (cripta dello Specus Martyrum). Il processo di decadenza della città, iniziato con i Goti e i Bizantini, subì una accelerazione radicale, in seguito alla conquista longobarda. Dal conte di Avellino venne insediato un gastaldo nel castello sulla collina di S. Gregorio ed al vescovado di Avellino apparteneva la Chiesa di S. Ippolisto, costruita a ridosso della cripta dello Specus. Il conte longobardo possedeva il Mulino degli Archi, ma il diritto di esazione sulla decima dei cereali sfarinati fu concesso alla Chiesa di S. Maria. Su questo nuovo asse S. Ippolisto – S. Maria – Archi si sviluppò il nuovo nucleo urbano. I feudatari, infatti, che, dalla dominazione angioina a quella aragonese, successero nel governo della città, ne sfruttarono le potenzialità industriali, incrementando l’attività molitoria, con la costruzione di ferriere. Nel 1564 (fino al 1806) iniziò il periodo feudale della famiglia Caracciolo che determinò l’autonomia ecclesiastica della città e la costruzione della nuova “Regia Strada delle Puglie”. L’approvvigionamento cerealicolo di Napoli venne così a basarsi essenzialmente sul grano pugliese e grande importanza assunsero la dogana di Atripalda e l’attività dei mulini. Alla lavorazione del ferro i Caracciolo affiancarono quella del rame e della carta, creando opifici che sfruttarono anch’essi l’energia idraulica. Altra innovazione fu l’introduzione della lavorazione dell’arte della lana. Purtroppo la prima rivoluzione industriale provocò la decadenza delle manifatture laniere, pertanto ingenti capitali furono dirottati verso investimenti fondiari, che determinarono la bonifica del territorio e l’insediamento delle colture pregiate della vite e del nocciolo, che tuttora caratterizzano la produzione agricola e vinicola della zona. Il periodo risorgimentale fu caratterizzato dalla partecipazione di atripaldesi illustri ai moti carbonari e dalla crescente crisi del settore molitorio. Alla fine dell’ottocento lo sfruttamento delle cave di argilla legato allo sviluppo delle attività edilizie, il boom della produzione ed esportazione del vino locale, l’apertura di nuove ramiere in cui si usava il carbone vegetale e la lavorazione artigianale dei cappelli, valsero ad attribuire definitivamente ad Atripalda il titolo “Città dei Mercanti”, quale attualmente si configura. In tale contesto fu inaugurata la prima sede della Banca Popolare di Atripalda, antesignana della Banca Popolare dell’Irpinia. Altre banche pian piano si inserirono nelle dinamiche commerciali dei cittadini, favorendo con le attività di credito anche la nascita e lo sviluppo di esercizi, che tuttora animano le strade principali e richiamano acquirenti locali o provenienti dai centri viciniori